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dal Lunedi al Venerdi

dalle ore 20 alle ore 22 


  

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INCONTRI IN SEDE

OGNI  PRIMO MERCOLEDI
DEL MESE  DALLE ORE 21.30 ALLE ORE 23.00
presso la Casa delle Associazioni
Via Dante Alighieri,3  Piove di Sacco - PD  


Mercoledi 15 Maggio 2024

Allenamento mensile di gruppo ADM

un allenamento in compagnia per mantenerci in forma (o migliorare la nostra forma) per essere pronti a partecipare alle nostre escursioni in montagna.

Il punto di partenza sarà davanti al campanile di Piove di Sacco alle ore 20:00 si farà un percorso diverso ogni volta con un chilometraggio di circa 5km. 

 

- Stagione consigliata: Inverno  - Dislivello: salita/discesa mt. 400 circa  - Difficoltà: Facile E  - Mappa: Tabacco 10 "DOLOMITI DI SESTO" 1:25000

- Partenza: passo Montecroce Comelico (1636 m)  -  Punti d' appoggio: Hotel passo Montecroce Comelico - Malga Coltrondo - Malga Alpe Nemes - Malga Klammbach

 

DESCRIZIONE

Partendo dalla strada che collega la regione del Comelico con la Val Pusteria si trova il passo di Montecroce Comelico (1636 m), il punto più alto di confine immaginario che separa due ambienti alpini molto diversi tra loro: le Dolomiti di Sesto, la Cresta Carnica Occidentale, confine naturale tra l'Italia e l'Austria. Il Passo, che un tempo segnava il confine tra la Repubblica di Venezia e l' impero Austro-ungarico, rammentato dal cippo fatto apporre in loco dall' imperatrice Maria Teresa nel 1757, è una vasta e piatta insellatura tra Alto Adige e Veneto, ambiente ideale per gli appassionati degli spazi tranquilli, risparmiati dall' affolamento dolomitico. Il percorso risulta una facile escursione circolare della zona che tocca le tre malghe più belle, sempre in ambiente alpino, immersa tra boschi di larici e di pini. Durante il tragitto si potrà godere di ottime visuali sul gruppo Dolomitico del Popera e sulle Dolomiti di Sesto. Il tratto tra la malga Alpe Nemes e la malga Klammbach risulta di media difficoltà. Si può abbreviare il percorso escludendo quest' ultima malga.

ITINERARIO

L' escursione ha inizio dal passo Montecroce Comelico (1636 m), volgendo le spalle all' albergo, imboccando verso nord una strada forestale (sent. 131), comoda e larga, che entra nel bosco dove si può trovare una caratteristica cappella. Dopo alcuni tornanti, vicino ad un cartello che indica il Biotopo dell' area, troviamo la prima deviazione, che attraverso un sentiero sempre ben tracciato, tagliando qualche tornante, consente di salire alla base del Col de la Croce (1754 m), dove si trova un bivio. Imboccando il sentiero in direzione est (sent. 149), verso destraattraverso una larga carareccia ben tracciata,  si va verso malga Coltrondo.  Continuando a salire facilmente, prendendo rapidamente 75 m di quota, giunti nella valletta si prosegue verso destra continuando in mezzo al bosco fin poco dopo un attraversamento di un torrentello; guardando a sinistra si scorge il segnale per la malga attraverso un sentiero estivo che consente di accorciare il percorso. In breve si arriva alla Malga Coltrondo (1879). Si prosegue quindi dopo la malga verso nord (sent. 156) con una leggera salita, raggiungendo il posto più alto dell' escursione (1903 m). Da qui il sentiero prosegue quasi orizzontale, in direzione nord-ovest, attraverso prati e alpeggi, e piccoli gruppi di alberi. In mezz' ora circa siamo alla Malga Alpe Nemes ( 1877 m). Dal rifugio si inizia la discesa conclusiva che piega decisamente verso destra (sent. 13) attraverso il bosco, raggiungendo Moso di Sesto Pusteria (1340 m). Il percorso in alternativa può proseguire, partendo alle spalle della malga Alpe Nemes, con un sentiero più difficile (sent. 13), che si alza subito di qualche metro in direzione della cresta di confine, da valutare se questo è percorribile in periodo invernale, quasi sempre solo con ciaspole. Si risale in direzione del confine con una salita costante, la traccia poi svolta a sinistra risalendo la Zolla, punto più alto del percorso (2049 m). Il tratto è un pò più faticoso ma regala una splendida visuale sulle Dolomiti di Sasto. Da qui la discesa alla malga Klammbach, che si può intravedere in alcuni punti del percorso. Alla malga è consigliato il ristoro in quanto siamo nel punto più lontano dal Passo. Da qui si prende il sentiero 133 che porta in basso dove convergono le strade da Moso e dalla stessa Alpe Nemes (precedente percorso indicato). Al bivio si prende il sentiero 13. Questo sentiero è anche pista da sci di fondo, quindi prestare attenzione. Il tratto finale percorre prati e radure, che ricoperti di neve creano un magnifico panorama. Con il sentiero 131 si ritorna al Passo Montecroce di Comelico.

      

 

CURIOSITA'

Nella prima guerra mondiale il passo segnava il confine tra l' Italia e l' Impero Austro-Ungarico. Per questo motivo, presso il passo e sulle cime circostanti, sono state costruite alcune fortificazioni e sbarramenti. Nella seconda guerra mondiale il passo non segnava più il confine tra i due stati, ma vi furono comunque costruiti numerosi bunker, facenti parte del Vallo Aplino in Alto Adige. Queste opere fanno parte dello Sbarramento Passo Monte Croce Comelico ed avevano il compito di impedire un' invasioe della Germania Nazista in Italia.

 SBARRAMENTO PASSO MONTE CROCE COMELICO

 

- Partenza: Jesolo (Parcheggio a 500 mt da Sede Municipale) ORE 9.30  

-  Arrivo: Jesolo (Parcheggio a 500 mt da Sede Municipale)

 

DESCRIZIONE

 Il tour in bicicletta ci porta a visitare la zona compresa nei comuni di Jesolo e Cavallino – Treporti in provinca di Venezia. Protagonisti di questo ambiente sono i colori, dall' azzurro del cielo, al verde dell' acqua, ai rossi, i marroni e l'ocra delle terre e della vegetazione che emerge dalle velme e delle barene, nelle loro varie sfumature e sfaccettature accentuate dalle diverse intensità di luce nel susseguirsi delle stagioni. E' il regno indiscusso del vento e degli uccelli (sterne, gabbiani reali, germani, falchi di palude, tuffetti, garzette e aironi rossi).

Il percorso inizia dal paese di Jesolo e percorrendo l’ argine destro del fiume Sile ci porta nei pressi della sua foce. La zona compresa tra Cavallino e il fiume Sile, presenta il paesaggio tipico agrario e balneare. Da questo punto il percorso entra nel territorio del Cavallino passando per la piazza del comune dove per l'appunto si trova nel centro della stessa, una bella statua di un cavallino di bronzo, simbolo del paese, scolpito dal buranello Barbaro nel 1948. Il nome Cavallino infatti trova la propria origine dall' allevamento dei cavalli da parte degli antichi veneti, in particolare delle giumente venete dal manto bruno. L' origine pertanto rimanda all' Equilium altomedievale. Oggi l' abitato conserva poche caratteristiche del proprio passato: la chiesa parrocchiale del XVIII sec. e la piazza affacciata sulla laguna.

Proseguendo lungo la laguna veneta si arriva al ponte di Treporti attraversato il quale arriviamo nella località omonima e quindi a Lio piccolo, la vera perla di questo tour in bici.

Lio Piccolo è una località del Comune di Cavallino-Treporti. Il piccolissimo borgo cade in un' area spesso indicata come un' isola, in realtà è un insieme di isolotti separati da stretti canali. L' appellativo Lio è un termine locale, oggi in disuso, che significa lido. L' appellativo latino Litus Minor, servì per distinguerla dalla vicina Litus Maior, l' attuale Lio Maggiore di Jesolo. Vi si accede da Treporti percorrendo una strada molto panoramica, essendo del tutto circondata da paludi. Si tratta di una località prevalentemente agricola: attorno alla chiesetta dedicata a Santa Maria della Neve sorge una manciata di edifici.

 Suggestivi in quest' area i paesaggi delle zone di barena e delle valli da pesca, riconoscibili dalle strutture architettoniche che vi sorgono, i tipici "Casòn di pesca" e i "Casòn di caccia", le peschiere protette da filari di tamerici, l' alternanza di orti e spiaggia sabbiosa, arricchita dalla pineta, i canneti lungo il fiume Sile, i bilancioni da pesca, i pescherecci, il faro e le darsene. All' orizzonte, sospese irrealmente sull'acqua, quasi un miraggio, si vedono le isole di Burano e di Torcello con i loro svettanti campanili.

Lasciato alle nostre spalle Lio piccolo torniamo al ponte che collega Treporti al litorale del Cavallino in località Ca’ Savio. A questo punto il percorso prosegue fino al faro di punta Sabbioni (sosta per pausa pranzo). Risaliti in bici percorreremo tutto il lungomare del cavallino fino al faro posto alla foce del fiume Sile e quindi, attraversato lo stesso grazie ad un ponte, ci troveremo al lido di Jesolo, splendida quanto famosa località balneare compresa tra le foci del Sile e del Piave. Ora attraverseremo tutto il lido di Jesolo da ovest a est percorrendo per intero la famosissima via Bafile arrivando infine al terzo faro del tour, quello posto alle foci del Piave in località Cortelazzo.

L’ultima parte del percorso ci riporterà a Jesolo (comune) percorrendo una splendida strada arginale posta lungo il canale Cavetta che collega i due fiumi di questa zona (Sile e Piave per l'appunto).

Nel complesso questo tour in bicicletta unirà la splendida natura della laguna veneta e del fiume Sile alla bellezza di una delle località turistiche più famose d’Italia, il lido di Jesolo per l'appunto.

 

CURIOSITA'

Il Borgo di Lio Piccolo è quasi completamente disabitato. Il Comune di Cavallino Treporti prevede l' acquisizione degli edifici di valore  e un programma di valorizzazione.

"IL PROGRAMMA DI SALVAGUARDIA E DI VALORIZZAZIONE DELL' AREA DI LIO PICCOLO"

Testo tratto dal pannello divulgativo posto sulla piazza di Lio Piccolo.

"Nel luglio del 2004 il Comune di Cavallino-Treporti acquista il complesso di Lio Piccolo, anche grazie ai fondi messi a disposizione della Legge Speciale per Venezia. L' evento conclude un lungo percorso di sensibilizzazione e di coinvolgimento pubblico per la salvaguardia di questo straordinario sito.

Al valore storico-architettonico del complesso di Lio Piccolo si aggiungono la particolarità e l'unicità del suo ambito di riferimento, i cui caratteri ambientali ed antropici sono quanto di più autentico ancora si conserva dell' antica realtà valliva della laguna di Venezia.

Lungo questi littorali, a nord di Venezia, su un arcipelago di isole in gran parte oggi sommerse, si attestano le testimonianze archelogiche lagunari più antiche.

Dopo la fase di insediamento di epoca romana, l' area vive un diffuso abbandono a seguito del peggioramento delle condizioni ambientali della laguna e dell' abbassamento dei suoli. Marcati fenomeni di reinsediamento locale di popolazione riprendono nel corso del basso medioevo, grazie soprattutto all' influsso degli istituti religiosi e dei complessi monastici gravitanti intorno a Venezia, presso le isole lagunari.

Tra il '600 e '700 la cartografia locale registra l' esistenza di fabbriche agricole, di "prati" e di "beni arativi", testimoniando un consistente miglioramento delle condizioni ambientali di Lio Piccolo. La laguna diviene risorsa economica primaria e meta delle attività di svago e di caccia della nobiltà veneziana. La famiglia dei Boldù, protagonista della ristrutturazione nobiliare del palazzo di Lio Piccolo dopo il 1777, risulta proprietaria, lungo questo litorale come nella vicina Treporti, di numerose case coloniche, di orti, di pascoli e di "stagni salsi di pesca".

Decaduta la famiglia Boldù, mentre Venezia conclude la sua storia secolare di "Dominante" tra profondi travagli politici e sociali, a Lio Piccolo si susseguono per buona parte dell' ottocento diversi proprietari. Nel 1889 il borgo viene infine acquisito dai Padri Armeni Mechitaristi, i quali ne consolidano gli impianti per le funzioni religiose. Sotto la gestione armena, infatti, vengono edificati l'attuale canonica ed il campanile, a ridosso della chiesa. Lio Piccolo divenne luogo ideale di meditazione e di preghiera, tra orti e frutteti.

Contemporaneamente ai Padri Armeni, testimonianze iconografiche, registrazioni di visite pastorali e narrazioni orali attestano, nella prima metà del '900, la presenza a Lio Piccolo di una significativa comunità di residenti che abita ed anima ancora i luoghi del borgo e le sue immediate vicinanze. Segue, negli ultimi decenni del secolo, una nuova fase di abbandono. Quando, negli anni '80, l' industriale austriaco Swarovski acquista il complesso, già da tempo ormai grava sull' antico immobile l' incognita del suo riuso e sul più sempre urgente restauro.

L' ininterrotto utilizzo da parte dell' uomo, nel corso degli ultimi secoli, degli specchi d' acqua lagunari per la vallicoltura, ha contribuito alla conservazione del particolare contesto ambientale in cui si colloca il borgo di Lio Piccolo. L' ottimizzazione produttiva di queste zone umide, altrove spesso sottoposte a radicali opere di bonifica, se non addirittura lasciate all' abbandono e al degrado, ha qui rappresentato la sopravvivenza della flora e della fauna peculiari, in completa simbiosi con l'economia tradiizionale locale.

Lio piccolo è un borgo circondato dalle acque, tra laguna e valli da pesca. La sua piazza è dominata dalla costruzione settecentesca di Palazzo Boldù. Elementi del complesso, oltre all' edificio padronale, sono: l' Oratorio, dedicato a S. Maria della Neve, con campanile neogotico; la canonica; il cosidetto "rustico", tra l'oratorio e il palazzo; il palazzetto detto "scuola elementare". Sono oggi scomparsi l' edificio del "teatro" - un tempo luogo di riunione della comunità - e il pozzo, con vera in pietra, al centro della piazzetta. A sud di quest' ultima sorge l'edificio moderno della scuola materna.

A nord di Venezia, impreziosita dalle isole di Burano, Torcello, S. Francesco del Deserto e Sant' Erasmo, quest' area racchiude numerosi degli ultimi ambiti naturali - tuttora incontaminati - dell' intero arco lagunare.

Per raggiungere la piccola ed antica località di Lio Piccolo, nel cuore della Laguna Nord, un percorso viario su argini di terra si snoda tra barene e valli da pesca da Cavallino e Treporti, consentendo al visitatore di ammirare scorci ambientali, sospesi tra acque e cielo, di straordinaria e rara bellezza.

Caratterizzata dal paesaggio delle barene (lingue di terra affioranti, ricoperte da una tipica vegetazione bassa, in grado di svilupparsi in ambienti ad alta salinità), quest' area desta un sempre maggior interesse dal punto di vista naturalistico ed ambientale. A ridosso di Lio Piccolo è tornato a nidificare il cavaliere d' Italia, ma è frequentissimo l' incontro con molte altre specie e varietà di uccelli: gabbiani reali, fraticelli, germani reali, garzette, aironi bianchi ed aironi cinerini, folaghe, falchi di palude."

 IMMAGINI DAL WEB

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- Stagione consigliata: Tutte le stagioni  - Dislivello: salita mt. 400/discesa mt. 800 - Difficoltà: Medio/Facile E  - Mappa: Tabacco 07 "ALTA BADIA - ARABBA - MARMOLADA" 1:25.000

- Partenza: passo di Valparola (2168 m)  -  Arrivo: Planac (1714 m)

 

DESCRIZIONE

La traversata lunga circa una decina di chilometri di cammino, è un' escursione che si può percorrere tutto l' anno, a piedi in estate e con le racchette d'inverno, ed offre un giro completo d'orizzonte su magnifiche vedute panoramiche: dalle vicine pareti del Lagazuoi e del Sasso di Stria, infatti, compaiono successivamente il Gruppo del Fanis, l' alta Val Cordevole, la bastionata delle Cunturines, il Sass da Putia, la Gardenazza, il Sella, la Marmolada, la Civetta, il Monte Porè ed il Gruppo Croda da Lago - Cernera. Attraversa una bellissima distesa di prati dell' altopiano del Pralongià, si possono incontrare fortificazioni e grotte usate dai soldati della Grande Guerra. Importante è anche il Passo di Valparola, per la presenza sulla sommità del Forte Tre Sassi, che fu in parte distrutto durante il primo conflitto mondiale. Di qui infatti passava il confine tra l' Italia e l' Impero Austro-Ungarico. Oggi il forte ospita il Museo della Grande Guerra. Sul passo si trova anche un piccolo laghetto: il lago di Valparola.

 

ITINERARIO

L' escursione ha inizio dal Passo di Valparola (2168 m), passo che mette in comunicazione la Val Badia con il Passo Falzarego, e quindi con Cortina d' Ampezzo da una parte e l' alto Agordino dall' altra. Si segue il sentiero 23 (parte del Sentiero d' Italia che percorre l' Italia attraverso le Alpi e gli Appennini) lungo le pendici delle Pale de Gerda, sette cime belle e silenziose, che formano il contrafforte Est del Sestas. Questa è una zona popolata da una colonia di marmotte, in radure di pascolo ricche di rododendri, alternate con boschi di conifere. Si prosegue fino a raggiungere il bivio (2262 m) con il percorso che porta al Col di Lana da dove si continua attraversando i prati di Pralongià (2109 m), distese erbose costellate da stelle alpine e colorati fiori. Lungo le stradine bianche si scenderà a Planac (1714 m), località a circa un chilometro dopo Corvara . 

 

CURIOSITA'

SI - SENTIERO D' ITALIA: Il Sentiero d' Italia è lungo oltre 4000 km e con le sue originarie 368 tappe attraversa le Alpi, gli Appennini, arrivando anche in Sicilia e in Sardegna. Fu creato originariamente ad opera dell' Associazione Sentiero Italia e del Club Alpino Italiano, parte da Santa Teresa di Gallura e arriva a Trieste, e avrebbe dovuto essere segnalato dalla bandierina rosso/bianco/rosso. Lo scopo del sentiero nazionale, che ha valore ideale e storico, è quello di incentivare l' interesse per l'escursionismo e il cammino, alla riscoperta delle bellezze panoramiche delle montagne, e di incentivare l' incontro delle persone che fruiscono del percorso con la gente dei luoghi, facendo conoscere i piccoli centri, il loro valore economico, culturale e conservativo.

Per ulteriori info:

SENTIERO ITALIA

 

 

ESCURSIONE DI 2 GIORNI

Stagione consigliata: Estiva  

 

ITINERARIO 1

RIFUGIO BEDOLE - RIFUGIO CITTA' DI TRENTO AL MANDRONE - PASSO DEL TONALE 

- Dislivello: salita mt. 800 1° GIORNO - mt. 600 2° GIORNO/discesa mt. 1151 -

-  Difficoltà: E - MEDIA  -

 

 

ITINERARIO 2

 

RIFUGIO BEDOLE - RIFUGIO LOBBIA ALTA AI CADUTI DELL' ADAMELLO - PASSO DEL TONALE 

 

- Dislivello: salita mt. 1379 (+ mt. 176 per cima Lobbia Alta) /discesa mt. 570 + mt. 1050 -

 

-  Difficoltà: EE - ESPERTI  -

 

 

Mappa: Tabacco 10 "DOLOMITI DI BRENTA - ADAMELLO - PRESANELLA" 1:50.000

 

- Partenza: Val di Genova - Rif. Bedole (1641 m)  -  Arrivo: Passo del Paradiso (2573 m) - Passo del Tonale (1883 m)

 

 

DESCRIZIONE

E' un' escursione molto panoramica, un percorso semplice ma impegnativo in quanto, a causa di qualche tratto esposto, richiede buona esperienza, passo sicuro, e buone condizioni meteo.

Il Becco di Filadonna si trova nel massiccio montuoso della Vigolana e, in condizioni meteorologiche che concedano una buona visibilità, è uno dei punti panoramici che permettono di spaziare a 360° sull' area alpina circostante.

Il toponimo Becco di Filadonna pare derivare da due caratteristiche torri calcaree (una è la Madonnina, torre rocciosa alta 50m) che secondo una leggenda, sono due giganti pietrificati in modo da raffigurare una donna che fila.

  BECCO FILADONNA 

   images  

GOOGLE EARTH

 

ITINERARIO

Il percorso parte da Passo Sommo (mt. 1343), dove si trova un bar-chalet di fronte al quale parte una strada sterrata che si introduce presto in una bella abetina, al di fuori della quale inizia il sentiero 451. Si risale un prato seguendo la traccia lungo la sciovia fino ad arrivare, seguendo le indicazioni, a un sentiero di sassi che entra nel bosco, si devia a destra e si prosegue per il Monte Cornetto (mt. 2069).

Presto appare il Becco di Filadonna ed in basso il Lago di Caldonazzo. Il sentiero arriva all' inizio della cengia nominata sentiero Gentilini (n. 425B) che passa sotto la cima del Cornetto (mt. 1940). Da qui è un po' esposto, attraversa un piccolo ghiaione. Dopo poco diventa più sicuro addentrandosi tra i mughi.

A circa mt. 2000 si raccorda il sentiero che scende dal Cornetto (n. 425 - Vigolana). Si inizia dunque una discesa tra roccette e distese di pino mugo, intravedendo quindi il Rifugio Casarota (mt. 1570). Il sentiero arriva ad una sella da dove si intravede il monolite della Madonnina e il bivacco sotto la cima Vigolana. Qui c'è un bivio a destra con il sentiero n. 439 che va verso Il Valico della Fricca. Si prosegue invece per il sentiero n. 425. Poco oltre la Seconda Cima, ad un bivio il sentiero proseguirebbe verso sinistra per entrare nella conca ad Ovest del becco di Filadonna, mentre a destra appare la traccia segnata in blu del sentiero che sale alla Terza Cima. Si segue attraversando la dorsale panoramica, si supera il bivio con il sentiero n. 442 che porta al Rifugio Casarota, si prosegue fino ad incrociare il sentiero a destra che porta alla Croce del Becco di Filadonna (mt. 2150).

Ridiscesi al bivio si imbocca il sentiero 442 verso il Rifugio Casarota e quindi verso il Valico della Fricca.

 

- Stagione consigliata: Estiva  - Dislivello: salita mt. 810/discesa mt. 1050 -

-  Difficoltà: EE - ESPERTI  -

Mappa: KOMPASS 631 "ALTIPIANI DI FOLGARIA - LAVARONE E LUSERNA" 1:25.000

- Partenza: Passo del Sommo (1343 m)  -  Arrivo: Valico della Fricca (1100 m)

 

DESCRIZIONE

E' un' escursione molto panoramica, un percorso semplice ma impegnativo in quanto, a causa di qualche tratto esposto, richiede buona esperienza, passo sicuro, e buone condizioni meteo.

Il Becco di Filadonna si trova nel massiccio montuoso della Vigolana e, in condizioni meteorologiche che concedano una buona visibilità, è uno dei punti panoramici che permettono di spaziare a 360° sull' area alpina circostante.

Il toponimo Becco di Filadonna pare derivare da due caratteristiche torri calcaree (una è la Madonnina, torre rocciosa alta 50m) che secondo una leggenda, sono due giganti pietrificati in modo da raffigurare una donna che fila.

  BECCO FILADONNA 

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GOOGLE EARTH

 

ITINERARIO

Il percorso parte da Passo Sommo (mt. 1343), dove si trova un bar-chalet di fronte al quale parte una strada sterrata che si introduce presto in una bella abetina, al di fuori della quale inizia il sentiero 451. Si risale un prato seguendo la traccia lungo la sciovia fino ad arrivare, seguendo le indicazioni, a un sentiero di sassi che entra nel bosco, si devia a destra e si prosegue per il Monte Cornetto (mt. 2069).

Presto appare il Becco di Filadonna ed in basso il Lago di Caldonazzo. Il sentiero arriva all' inizio della cengia nominata sentiero Gentilini (n. 425B) che passa sotto la cima del Cornetto (mt. 1940). Da qui è un po' esposto, attraversa un piccolo ghiaione. Dopo poco diventa più sicuro addentrandosi tra i mughi.

A circa mt. 2000 si raccorda il sentiero che scende dal Cornetto (n. 425 - Vigolana). Si inizia dunque una discesa tra roccette e distese di pino mugo, intravedendo quindi il Rifugio Casarota (mt. 1570). Il sentiero arriva ad una sella da dove si intravede il monolite della Madonnina e il bivacco sotto la cima Vigolana. Qui c'è un bivio a destra con il sentiero n. 439 che va verso Il Valico della Fricca. Si prosegue invece per il sentiero n. 425. Poco oltre la Seconda Cima, ad un bivio il sentiero proseguirebbe verso sinistra per entrare nella conca ad Ovest del becco di Filadonna, mentre a destra appare la traccia segnata in blu del sentiero che sale alla Terza Cima. Si segue attraversando la dorsale panoramica, si supera il bivio con il sentiero n. 442 che porta al Rifugio Casarota, si prosegue fino ad incrociare il sentiero a destra che porta alla Croce del Becco di Filadonna (mt. 2150).

Ridiscesi al bivio si imbocca il sentiero 442 verso il Rifugio Casarota e quindi verso il Valico della Fricca.